Intervista analogica. Tra surreale e tradizioni le opere del Mascheraio Massimiliano Vacca

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Apriamo il 2018 con nuove e fresche interviste analogiche ad artisti e professionisti sardi e d’oltre mare che vogliono raccontarci la loro visione della musica e della creatività che produce cultura. Le danze si aprono con l’artista Massimiliano Vacca e le sue fantastiche Maschere made in Sardinia. Le opere del Mascheraio Sardo danno vita a personaggi mitologici che traggono la linfa dalle nostre tradizioni isolane per andare oltre e rappresentare la società contemporanea. Le sue maschere sono un gioco di espressioni che sanno di grottesco, che si prendono gioco della vita stessa, che danzano follemente in ambienti surreali.  

N Chi sei e come nasce il tuo percorso artistico
M Sono Massimiliano Vacca, odontotecnico di professione, artisticamente mi piace definirmi Mascheraio. Sono autodidatta e la mia voglia di creare maschere nasce per caso nel 1998, costretto a casa da una varicella assieme ai miei due figli, cercai un modo di passare il tempo con loro ed unendo la mia fantasia e la manualità legata in parte alla mia esperienza lavorativa, presero forma le prime maschere. Nel 2000, spinto dal mio amico di sempre Andrea Lai (pittore) espongo per la prima volta, e da allora non mi sono più fermato.

N Il tuo stile, il tuo messaggio ; come prende forma un tuo progetto ?
M Lo stile è legato alla mia cultura e alla mia fantasia, la quale mi porta a viaggiare in paesaggi senza tempo, con personaggi creati prendendo spunto dalla mitologia dei classici e dalle leggende sarde. Definisco le mie maschere sarde perché create da un sardo in Sardegna, ma non hanno niente a che fare con le maschere della nostra tradizione, per le quali nutro un grande rispetto.  Mi chiedi il mio messaggio? Sicuramente far conoscere la nostra terra , le nostre tradizioni e infine la mia anima messa a nudo attraverso le mie maschere. I miei progetti nascono dalla voglia di comunicare, di esternare le mie emozioni, il mio punto di vista sul mondo.

N Cosa c’è dietro la maschera che ognuno di noi tende a indossare ?
M C’è una società! Nostro malgrado siamo costretti a portare maschere a seconda del contesto sociale. Ho visto persone la mattina portare le vesti di un insegnante impeccabile e la sera la maschera da rock star! La maschera è un mezzo per nasconderci e talvolta usata per prendere coraggio, o per esternare la nostra interiorità emozionale, non possiamo farne a meno

N Quanto tempo ci metti a realizzare una tua opera ?
M Quando inizia a brulicarmi l’idea, comincio a ragionarci e diciamo, dopo aver messo ordine alle idee, ci impiego circa due giorni, contando che ci sono tempi morti e comunque essendo in das devono essiccarsi e quindi sono legato al meteo (umidità).

N Un viaggio, una piccola storia.
M una piccola storia è anche quella che mi ha portato a conoscere tanta gente dal virtuale al reale, mi spiego meglio circa dieci anni fa fui invitato tramite amicizie virtuali a Pontedera, in una carrozzeria dove da qualche anno si teneva un incontro di artisti contemporanei, la cosa mi incuriosì tanto che presi la decisione di partire e parteciparvi. Rimasi colpito da quell’esperienza a tal punto da trasportare lo stesso format a Cagliari, e per il primo anno si svolse all’accademica di Danza e Teatro con una folta partecipazione di artisti locali, ma anche nazionali di grande valore. Gli anni successivi, col patrocinio del comune di Selargius, ottenemmo i locali della casa Putzu . Dopo qualche anno anche gli amici di Napoli seguirono l’ esempio e cosi l’ incontro avvenne  tre volte l’ anno in un paese diverso. L’evento continua a ripetersi e quest’ anno a Selargius si è svolto il 7° incontro.

N Un progetto o una collaborazione che ti ha arricchito.
M In questi anni ho fatto tanti progetti. Ho avuto l’ opportunità di esporre fuori della nostra isola da Aversa, Napoli, Milano, però una cosa che mi ha lasciato il segno è la collaborazione con gli Almamediterranea per il  video clip La Taranta del Demente dove appaiono le mie maschere oltre ad una mia piccola apparizione. Non meno importante è stata la performance a Napoli per “Artisti in Vetrina” nel prestigioso negozio di articoli per belle arti di Gino Ramaglia con l’esposizione in vetrina delle mie opere.

N PlayList. La tua musica. Cinque artisti indelebili , la colonna sonora del mascheraio.
M Mi piace tanto variare ma la musica che prediligo è il rock, anche se la mia adolescenza ascoltavo tanto RENATO ZERO. una mia playlist potrebbe esser cosi
Ligabue, urlando contro il cielo
Liga Jova Pelu , il mio nome è mai più
Tazenda Carrasegare, Mamoiada
Parodi, Ledda Ruzaju
Almamediterranea Taranta del demente, Disobedisco
Randagiu S’ arrespiru
AC/DC Thundderstruck, Black is black
Queen Bohemian Rapsody, Innuendo

N Linkaci un video che ti rappresenta
https://www.youtube.com/watch?v=xN-X0vRMRAk

N La tua Sardegna, il tuo paese.
M Fonte d’ ispirazione. La vita in Sardegna è forse la migliore che un uomo possa augurarsi: ventiquattro mila chilometri di foreste, di campagne, di coste immerse in un mare miracoloso dovrebbero coincidere con quello che io consiglierei al buon Dio di regalarci come Paradiso (Fabrizio de Andrè). Mi piace pensarla così, anche se so, in realtà, che abbiamo chilometri e chilometri di terre inquinate. Ma guardo il nostro mare azzurro…le nostre spiagge…le nostre montagne…..i nostri ginepri ne respiro i profumi.

N il Futuro per noi non esiste. Quali sono i tuoi Progetti per il presente ?
M Mostre, e collaborazioni da scoprire seguendomi nei vari social

N Esalta brutalmente nootempo.net e distruggi un luogo comune sul popolo sardo !
M Nootempo la miglior etichetta indipendente…ma esalta un inglesismo che mi disturba ( usiamo anche l’inglese perché crediamo in una Sardegna che possa parlare una lingua comprensibile nel mondo e quindi aprirci a nuove esperienze con la possibilità di Esportare oltre mare una cultura senza Muretti a Secco ndr. ) . Si dice dei Sardi che siano un popolo di pastori nel senso dispregiativo, ma conosco pastori che sono delle persone eccezionali di grandi valori umani, quindi penso che paragonarci a loro sia solo positivo, abbiamo tanto da imparare.In fondo vorrei essere tale.

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